I dati mostrano che molti giovani continuano a preferire l’esperienza del negozio fisico. Una conferma importante per il commercio di prossimità e per la vitalità dei centri urbani.
Quasi la metà dei ragazzi della Generazione Z considera ancora il negozio fisico il principale canale di acquisto.
E oltre tre giovani su quattro continuano a fare shopping tra gli scaffali.
In un’epoca in cui spesso si racconta il declino dei negozi tradizionali, sono dati che meritano attenzione.
Per molti anni si è dato quasi per scontato che le nuove generazioni avrebbero progressivamente abbandonato i negozi fisici, attratte da un universo di acquisti sempre più digitale. La diffusione dell’e-commerce, delle piattaforme globali e dei marketplace sembrava indicare una direzione inevitabile.
I dati più recenti raccontano invece una realtà più articolata.
Secondo l’Osservatorio Giovani & Retail 2026, una parte significativa della Generazione Z continua a riconoscere nel negozio fisico un punto di riferimento importante per l’esperienza di acquisto.
È un dato che suggerisce come, anche nell’epoca della piena digitalizzazione dei consumi, il commercio di prossimità mantenga una funzione che va oltre la semplice vendita di un prodotto.
Il negozio resta prima di tutto un luogo.
Un luogo in cui si prova, si confronta, si chiede consiglio.
Un luogo in cui l’acquisto diventa esperienza e relazione.
Molti giovani entrano nei negozi per vedere da vicino ciò che online appare soltanto su uno schermo, per condividere l’esperienza con amici o per vivere un momento di socialità che nessuna piattaforma digitale può realmente sostituire.
È un elemento che riguarda direttamente anche territori come il Trentino.
Il commercio nei centri urbani e nei centri storici non rappresenta soltanto un settore economico. È parte dell’identità dei luoghi. Contribuisce alla vitalità delle città, alla qualità della vita, alla sicurezza e alla relazione quotidiana tra le persone.
I dati mostrano anche un’altra dinamica interessante. I giovani non sono soltanto consumatori. Spesso sono veri e propri orientatori delle scelte familiari. In molti casi influenzano gli acquisti domestici, suggeriscono prodotti, marchi, esperienze.
Questo rende ancora più evidente il valore strategico del rapporto tra nuove generazioni e commercio.
Allo stesso tempo questi dati non devono essere interpretati come un ritorno al passato.
La crescita dell’e-commerce e l’innovazione tecnologica continuano infatti a rappresentare una delle trasformazioni più profonde dell’economia contemporanea.
Il punto non è scegliere tra digitale e negozio fisico.
La vera evoluzione del commercio sta nella capacità di integrare entrambe le dimensioni. I giovani lo dimostrano chiaramente: utilizzano le piattaforme digitali per informarsi, confrontare prodotti e scoprire nuovi marchi, ma continuano a cercare nel negozio fisico l’esperienza, la relazione e il contatto diretto con il prodotto.
Allo stesso tempo emerge un paradosso che merita una riflessione.
Molti giovani frequentano i negozi, ma pochi immaginano il retail come un possibile percorso professionale.
Non si tratta tanto di un rifiuto del settore, quanto di una conoscenza ancora limitata delle opportunità che oggi il commercio può offrire. Il retail contemporaneo è molto diverso da quello di qualche decennio fa. Richiede competenze nuove, dalla gestione dei dati al marketing digitale, dalla logistica integrata alla costruzione dell’esperienza del cliente.
È un mondo che cambia rapidamente e che può offrire percorsi professionali interessanti, ma che spesso non riesce ancora a comunicare con sufficiente efficacia questa evoluzione.
Per questo diventa importante rafforzare il dialogo tra imprese, scuola e territorio. Raccontare meglio che cosa significa oggi lavorare nel commercio, quali competenze sono richieste e quali prospettive possono aprirsi.
Il commercio sta cambiando.
Sta diventando sempre più capace di integrare dimensione fisica e dimensione digitale, relazione personale e strumenti tecnologici.
Il futuro non sarà una contrapposizione tra negozio e online. Sarà piuttosto la capacità di far convivere entrambe le dimensioni, valorizzando i punti di forza di ciascuna.
E proprio i giovani, paradossalmente, stanno dimostrando che anche nell’epoca più digitale della nostra storia la dimensione fisica dell’economia continua ad avere un ruolo centrale.
Perché l’economia non è fatta soltanto di piattaforme.
È fatta soprattutto di luoghi, di relazioni, di comunità.
Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino


