Imprese in Trentino più numerose, ma sempre più piccole.

Feb 15, 2026 | Blog, Confesercenti

Crescono le microimprese, calano le nuove partite IVA e si riduce il credito.

I numeri non sono mai solo numeri. Raccontano la qualità della crescita e la direzione che un territorio sta scegliendo.

In Trentino il quadro che emerge è articolato. Il numero complessivo delle imprese mostra segnali di stabilità e, in alcuni comparti come l’artigianato, di ripresa dopo il crollo registrato negli anni successivi al 2016. Tuttavia, dentro questa apparente tenuta si consolida una trasformazione strutturale: le imprese sono sempre più piccole.

La quota delle microimprese, con uno o pochissimi addetti, è ormai largamente prevalente. Si riduce la dimensione media, aumenta la frammentazione. Parallelamente, le nuove partite IVA nel 2025 scendono a 4.139 unità, con una flessione del 3,7%. Nello stesso periodo il credito alle micro e piccole imprese si contrae del 4,2%, pari a circa 90 milioni di euro in meno.

Più imprese sulla carta.

Meno nuove iniziative.

Meno capitale a sostegno della crescita.

È un equilibrio fragile.

Il terziario, in particolare commercio, servizi e turismo, insieme al mondo artigiano, rappresenta la spina dorsale dell’economia provinciale. Non solo per peso occupazionale, ma per funzione sociale. Nei centri storici, nei quartieri urbani, nelle vallate, le microimprese sono presidio, relazione, sicurezza economica diffusa.

Ma una microimpresa sempre più sola, sottocapitalizzata e sovraesposta ai costi fissi è una microimpresa vulnerabile.

Questo scenario chiama in causa la politica economica provinciale.

Occorre leggere i dati in chiave strategica.

Se la dimensione media si riduce e il credito cala, significa che il sistema produttivo ha bisogno di strumenti mirati. La Provincia autonoma di Trento, che dispone di competenze e autonomia finanziaria significative, è chiamata a considerare il sostegno alle micro e piccole imprese non come intervento settoriale, ma come asse strategico di coesione e sviluppo territoriale.
In questa direzione, le priorità sono chiare.

La prima è il credito. Se l’erogazione alle micro e piccole imprese continua a diminuire, non possiamo limitarci a prenderne atto. I Confidi devono assumere un ruolo strategico e operativo determinante, diventando sempre più il vero snodo tra sistema bancario e imprenditoria diffusa. Occorre rafforzarne strumenti, dotazioni e capacità di intervento, perché senza accesso al credito non c’è investimento, non c’è innovazione, non c’è crescita.

La seconda riguarda l’aggregazione e la crescita dimensionale. Le microimprese restano il cuore della nostra economia, ma non possono restare isolate. Gli incentivi provinciali alla patrimonializzazione delle imprese rappresentano un passaggio importante e lungimirante. Vanno proseguiti e ulteriormente rafforzati, perché una maggiore solidità patrimoniale significa maggiore resilienza, maggiore capacità di investimento e maggiore competitività nel medio periodo.

La terza è la digitalizzazione. Non come slogan, ma come investimento concreto e strutturale. Le imprese del commercio, dei servizi e del turismo devono essere accompagnate nella transizione tecnologica con strumenti semplici, accessibili e realmente utilizzabili.

La competitività oggi passa dalla capacità di integrare presenza fisica e strumenti digitali, di utilizzare in modo consapevole i dati, di innovare i modelli organizzativi e i processi interni. Non si tratta soltanto di adottare nuove tecnologie, ma di saperle governare.

Per questo è indispensabile affiancare agli investimenti tecnologici percorsi di formazione specifica, moderna e continua per imprenditori e lavoratori. Senza competenze adeguate, la digitalizzazione resta un costo; con competenze solide, diventa leva di crescita.

Credito, patrimonializzazione, digitalizzazione e formazione.

Sono questi i pilastri su cui costruire una politica economica che guardi davvero al futuro del sistema imprenditoriale trentino.

Allo stesso tempo, la programmazione economica non può prescindere dal tema abitativo e sociale. I dati sulle abitazioni non occupate e sull’indice di sovraffollamento evidenziano uno squilibrio territoriale che incide direttamente sull’attrattività per giovani imprenditori e lavoratori. Impresa e qualità della vita sono elementi inscindibili.

Un territorio competitivo non è solo quello che registra un numero stabile di aziende. È quello che crea condizioni favorevoli per farle crescere.

Come Confesercenti del Trentino riteniamo che il terziario debba essere riconosciuto pienamente come infrastruttura economica strategica. Non come settore residuale, ma come asse portante della vitalità urbana e turistica della provincia.

Oggi non siamo di fronte a una crisi conclamata. Siamo davanti a un bivio.

Possiamo accettare un modello fatto di microattività sempre più fragili, oppure possiamo investire in un ecosistema che favorisca consolidamento, innovazione, reti d’impresa e accesso al credito.

Le partite IVA non sono un indicatore burocratico. Sono scelte di vita. Sono rischio personale. Che richiede fiducia nel futuro.

Se diminuiscono le nuove aperture e si restringe il credito, il messaggio è chiaro: chi vuole intraprendere percepisce un contesto più incerto.

La politica ha il compito di ridurre quell’incertezza.

Con strumenti concreti.

Non con misure episodiche, ma con una visione di medio periodo.

Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino

 

 

 

 

 

 

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