Il Trentino che attrae, ma fatica a trattenere

Feb 7, 2026 | Blog, Confesercenti

“Perché senza servizi, casa e comunità non c’è sviluppo che tenga”

I dati diffusi da Ispat raccontano un Trentino che continua a crescere nei numeri, ma cambia in profondità nella sua struttura demografica e sociale. Ogni anno circa 1.800 persone lasciano il nostro territorio. Allo stesso tempo, il saldo migratorio complessivo resta positivo e compensa il calo delle nascite.

È una fotografia che va letta senza allarmismi, ma anche senza autoassoluzioni.

Il punto non è se il Trentino sia ancora attrattivo. I numeri dicono di sì.

Il punto vero è chi entra, chi esce e perché.

La popolazione cresce sempre meno per dinamica naturale e sempre più grazie all’immigrazione, interna ed estera. È un fenomeno strutturale, comune a molte aree europee avanzate. Ma nel nostro caso emerge un elemento che merita attenzione: una parte significativa di chi se ne va è composta da trentine e trentini, spesso giovani e famiglie, mentre chi arriva fatica talvolta a costruire un radicamento stabile nel territorio.

Questo non è un giudizio di valore. È un tema di politiche pubbliche.

La demografia segue l’economia, i servizi, l’accessibilità alla casa, la qualità del lavoro, la possibilità di conciliare vita e professione. Dove questi fattori tengono, le persone restano. Dove si indeboliscono, la mobilità aumenta.

Le differenze tra aree del Trentino, ben evidenziate dai dati, lo confermano con chiarezza.

C’è poi un altro dato che interroga il futuro: l’aumento delle famiglie unipersonali e la progressiva riduzione della dimensione media dei nuclei. È un cambiamento silenzioso, ma con effetti profondi sulla domanda di servizi, sul commercio di prossimità, sulla vita dei centri urbani e delle vallate. Meno famiglie stabili significa meno relazioni lunghe, meno consumi prevedibili, più fragilità sociale.

Per questo il tema demografico non può essere affrontato come una questione statistica o emergenziale. È una questione economica, sociale e territoriale, che riguarda il lavoro, la casa, i servizi di prossimità, la natalità, l’inclusione e la qualità dello sviluppo.

Se vogliamo trattenere persone e costruire comunità solide, servono alcune priorità chiare, concrete, orientate al lungo periodo.

La prima riguarda i servizi di prossimità, che non possono essere considerati un costo da comprimere, ma una vera infrastruttura territoriale. Scuola, sanità, mobilità locale e commercio di vicinato sono presìdi essenziali per la tenuta sociale ed economica dei territori. Dove i servizi reggono, le persone restano. Dove arretrano, la scelta di partire diventa più probabile.

La seconda priorità riguarda famiglie e natalità. Fare una famiglia non può diventare un atto eroico. Servono politiche strutturali di sostegno, servizi educativi diffusi e strumenti di conciliazione che tengano conto anche delle esigenze di lavoratori autonomi, microimprese e piccole attività, che rappresentano una parte fondamentale dell’economia trentina.

La terza riguarda il tema dell’integrazione, che è già oggi una componente decisiva dell’equilibrio demografico ed economico del Trentino. L’immigrazione va governata come un investimento di lungo periodo, attraverso percorsi di lavoro regolare, formazione, accesso ai servizi e radicamento territoriale. Integrare bene oggi significa costruire comunità più forti e coese domani.

Il Trentino ha tutte le carte per governare questa transizione: risorse, autonomia, capitale umano, capacità amministrativa. Ma serve una visione capace di tenere insieme attrattività e radicamento, crescita e comunità, numeri e persone.

Allo stesso tempo, nessuna di queste priorità potrà produrre effetti duraturi se non si affronterà con decisione il tema della casa, che oggi rappresenta uno dei principali fattori di mobilità in uscita, soprattutto per giovani e famiglie. L’accesso all’abitazione, la sostenibilità degli affitti, il recupero del patrimonio nei centri storici e nelle valli e il sostegno alla residenzialità stabile non sono solo misure di welfare, ma leve di competitività territoriale. Senza una risposta strutturale su questo fronte, anche gli sforzi su servizi, famiglie e integrazione rischiano di restare parziali.

Attrarre è importante. Trattenere è decisivo.

Da questo equilibrio dipende la qualità di uno sviluppo davvero sostenibile, capace non solo di crescere, ma di durare nel tempo.

Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino

 

 

 

 

 

 

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