Energia, il ritorno dell’instabilità pesa su imprese e comunità

Mar 18, 2026 | Blog, Confesercenti

Rincari in aumento e nuovi rischi per commercio, turismo e servizi. Per il Trentino la stabilità energetica torna ad essere una condizione decisiva per la competitività

Secondo la CGIA di Mestre nel 2026 i costi energetici per le imprese italiane potrebbero aumentare di 10 miliardi di euro. Anche il Trentino rischia un impatto significativo. Per commercio, turismo, artigianato e servizi il tema dell’energia torna ad essere una questione strategica per la competitività del territorio.

Negli ultimi mesi, però, il quadro si è ulteriormente evoluto. Le tensioni geopolitiche internazionali stanno già producendo effetti concreti sui mercati energetici. Nelle settimane successive all’apertura di nuovi scenari di crisi, i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica sono cresciuti di oltre il 20 per cento e quelli del gas di circa il 30 per cento. Non si tratta più soltanto di previsioni, ma di dinamiche già in atto.

Il ritorno dell’incertezza sul fronte energetico

Negli ultimi anni l’economia europea ha imparato quanto il tema dell’energia incida sulla stabilità dei sistemi produttivi. Dopo la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, molti avevano sperato in una fase di progressiva normalizzazione dei prezzi. Le nuove tensioni internazionali stanno invece riportando il tema al centro del dibattito economico.

Le stime della CGIA indicano che nel 2026 le imprese italiane potrebbero sostenere fino a 10 miliardi di euro in più di costi per energia elettrica e gas, con un incremento complessivo intorno al 13,5 per cento. Considerando anche l’effetto dei carburanti, l’impatto complessivo potrebbe superare i 14 miliardi di euro.

A questo scenario si aggiunge oggi un elemento ulteriore. Secondo le analisi di Confesercenti, se gli attuali livelli di prezzo dovessero mantenersi, per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi la bolletta energetica potrebbe aumentare già nel 2026 di quasi 900 milioni di euro, con un aggravio medio di circa 1.500 euro per attività.

Sono numeri che riportano con forza il tema dell’energia al centro della competitività economica.

Quando i costi energetici aumentano, gli effetti si trasmettono rapidamente all’intera economia. L’aumento dei costi di produzione tende a riflettersi sui prezzi finali, alimentando l’inflazione e riducendo la capacità di spesa delle famiglie. Le stime indicano anche un possibile calo dei consumi reali fino a 4 miliardi di euro. È un meccanismo che incide direttamente sull’andamento del commercio e dei servizi.

Non si tratta più di un tema che riguarda soltanto l’industria energivora. Negli ultimi anni l’aumento dei costi energetici ha mostrato un impatto trasversale su gran parte dell’economia.

Il commercio, la ristorazione, il turismo, i servizi logistici, la distribuzione alimentare, l’artigianato. Tutti comparti che utilizzano energia in modo continuo, spesso con margini economici contenuti.

Per questo motivo anche variazioni percentuali apparentemente limitate possono avere effetti concreti sulla sostenibilità delle imprese. Un ristorante, una struttura ricettiva o un punto vendita alimentare possono trovarsi ad affrontare incrementi annui di diverse migliaia di euro, con un impatto diretto sui margini operativi.

La questione energetica non è più un tema settoriale. È una variabile centrale di politica economica.

Il nodo della competitività europea

Da qualche anno l’Europa ha avviato un percorso importante verso la transizione energetica e la decarbonizzazione dell’economia. Un processo necessario.

Allo stesso tempo è emersa una criticità strutturale. Il costo dell’energia in Europa resta mediamente più alto rispetto ad altre grandi aree economiche, come gli Stati Uniti.

Questo squilibrio pesa sulle filiere produttive e in modo ancora più evidente sulle piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura del sistema economico italiano.

Il tema dei meccanismi di formazione del prezzo dell’energia, a partire dal rapporto tra gas ed elettricità, resta quindi centrale. È una questione tecnica, ma con effetti diretti sulla competitività dei sistemi produttivi.

La stabilità dei costi energetici è una condizione essenziale per programmare investimenti e sviluppo.

Il possibile impatto sul sistema economico trentino

Se lo scenario ipotizzato dovesse consolidarsi, anche il Trentino Alto Adige potrebbe registrare un aumento significativo della spesa energetica delle imprese. Le stime indicano circa 250 milioni di euro di costi aggiuntivi, con una spesa complessiva che potrebbe superare i 2,1 miliardi di euro.

Sono numeri che pesano.

Il Trentino Alto Adige è un sistema economico composto in larga parte da micro e piccole imprese del terziario.

Il commercio di prossimità, i pubblici esercizi, le attività turistiche e l’artigianato rappresentano una componente essenziale della struttura economica e sociale del territorio. Si tratta di imprese che negli ultimi anni hanno già affrontato una fase complessa, tra aumento dei costi operativi, inflazione e trasformazione dei modelli di consumo.

In questo contesto l’energia diventa una variabile particolarmente sensibile. Per una piccola impresa anche un incremento contenuto della bolletta può tradursi in una pressione significativa sui margini.

Energia e territori

Quando si parla di energia si tende spesso a ragionare in termini macroeconomici. Ma gli effetti concreti si manifestano sempre nei territori.

La vitalità economica del Trentino dipende dalla capacità di tenuta delle piccole imprese diffuse nei centri urbani e nelle comunità locali. Il commercio, i servizi, il turismo e l’artigianato contribuiscono non solo all’economia, ma anche alla qualità della vita.

Per questo motivo il tema dei costi energetici deve essere affrontato anche con una visione territoriale.

La competitività di un territorio si costruisce anche attraverso condizioni operative sostenibili per le imprese.

Il ruolo delle politiche

Il Trentino dispone già di strumenti importanti a sostegno della transizione energetica. Gli incentivi per l’efficienza energetica, il fotovoltaico e l’innovazione hanno contribuito a sostenere gli investimenti delle imprese.

Alla luce delle nuove tensioni internazionali, è necessario rafforzare questo percorso.

Favorire l’efficienza energetica e l’autoproduzione significa ridurre nel tempo la vulnerabilità delle imprese e rafforzare la competitività del territorio.

Ma accanto alle politiche locali serve anche un intervento più ampio.

Occorre lavorare su una maggiore stabilità dei mercati energetici, sulla riduzione degli oneri di sistema e su un quadro regolatorio che consenta alle imprese di affrontare con maggiore sicurezza le oscillazioni dei prezzi.

Una questione di stabilità economica

L’energia è diventata uno degli indicatori più evidenti della fragilità degli equilibri economici globali.

Per le imprese, soprattutto per quelle del commercio e dei servizi, la prevedibilità dei costi è spesso importante quanto il livello dei prezzi. Senza stabilità diventa difficile programmare investimenti e costruire strategie di sviluppo.

Per il Trentino questo significa anche valorizzare le opportunità legate alla produzione energetica rinnovabile e alla gestione intelligente delle risorse.

Ma significa soprattutto riconoscere che il costo dell’energia è uno dei fattori che determinano la capacità di un territorio di crescere, investire e generare lavoro.

Quando l’energia torna a essere instabile, l’incertezza entra nei bilanci delle imprese e nella capacità dei territori di costruire futuro.

Non è soltanto una questione di bollette.

È una questione che riguarda la competitività, la tenuta economica e la qualità dello sviluppo.

Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino

 

 

 

 

 

 

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