Il commercio che cambia pelle

Feb 20, 2026 | Blog, Confesercenti

Il commercio a tempo, tra opportunità e rischi per i territori

Il commercio sta cambiando pelle. Non è uno slogan, è un dato di realtà. Sta accadendo sotto i nostri occhi. Vetrine che si accendono per poche settimane e poi si spengono, spazi che si trasformano rapidamente, contratti che non durano più anni ma mesi. Il debutto in Italia di eLeaseLoop, piattaforma digitale per la locazione temporanea di spazi commerciali, è l’ultimo segnale di questa trasformazione.

La logica è chiara: più flessibilità, meno vincoli, gestione interamente digitalizzata. Il negozio non è più solo un presidio stabile, ma può diventare uno strumento temporaneo di test, visibilità, esperienza. Il punto non è discutere se questo modello sia giusto o sbagliato. Il punto è capire che tipo di città e di territorio vogliamo costruire.

Per alcune imprese il retail temporaneo è un’opportunità concreta. Brand nati online possono verificare la risposta del mercato fisico senza impegnarsi in contratti pluriennali. Start up innovative possono utilizzare lo spazio come laboratorio di relazione diretta con il cliente. In territori turistici come il Trentino, artigiani e produttori locali possono presidiare i periodi di maggiore afflusso senza sostenere costi annuali. Anche il settore della somministrazione o alcuni servizi professionali possono trovare in queste formule un margine di sperimentazione.

Ridurre il rischio iniziale significa favorire l’iniziativa imprenditoriale. E questo è un elemento positivo.

Ma ogni innovazione porta con sé un equilibrio da ricercare. Nei territori di dimensione medio piccola, dove il commercio di prossimità non è soltanto economia ma anche relazione quotidiana e presidio sociale, le implicazioni sono più delicate.

Gli spazi temporanei nelle aree centrali possono avere costi elevati e incidere su margini già fragili. I grandi marchi, con maggiore forza finanziaria e organizzativa, possono utilizzare questi strumenti in modo più efficace rispetto alle micro realtà locali. Un’eccessiva rotazione può indebolire l’identità commerciale di una via o di un centro storico.

Quando chiude un negozio stabile non si perde soltanto un’attività economica. Si perde un punto di riferimento. Una relazione. Un pezzo di comunità.

La flessibilità è un valore. La precarietà diffusa non lo è.

L’esperienza internazionale lo dimostra. Negli Stati Uniti piattaforme come Storefront hanno trovato terreno fertile in grandi città come New York e Los Angeles. In Europa il fenomeno è consolidato a Londra e Parigi, soprattutto come strumento di marketing per brand strutturati. Funziona dove esistono grandi flussi, alta capacità di spesa, mercati dinamici. Molto meno dove il commercio svolge principalmente una funzione di servizio territoriale.

In una metropoli la rotazione può generare attrattività. In una valle alpina può generare instabilità.

Per questo non si tratta di bloccare l’innovazione, ma di governarla. Servono regole intelligenti, capaci di tutelare il pluralismo commerciale, la qualità urbana e l’accesso anche per le imprese locali. Servono politiche che integrino commercio fisico e digitale, senza sacrificare il presidio stabile che tiene vive le comunità.

Come Confesercenti del Trentino riteniamo che l’innovazione vada accompagnata, non subita. Le piattaforme digitali possono essere strumenti utili, ma devono operare dentro un quadro equilibrato e trasparente. Devono integrare il commercio tradizionale, non sostituirlo.

Il commercio è mercato, certo. Ma è anche identità, relazione, coesione sociale. Le città non sono piattaforme. Sono comunità.

Innovare è necessario. Governare il cambiamento è una responsabilità verso le nostre comunità.

Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino

 

 

 

 

 

 

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