Energia, torna il rischio caro bollette

Mar 8, 2026 | Blog, Confesercenti

Secondo la CGIA di Mestre nel 2026 i costi energetici per le imprese italiane potrebbero aumentare di 10 miliardi di euro. Anche il Trentino rischia un impatto significativo. Per commercio, turismo, artigianato e servizi il tema dell’energia torna ad essere una questione strategica per la competitività del territorio.


Il ritorno dell’incertezza sul fronte energetico

Negli ultimi anni l’economia europea ha imparato quanto il tema dell’energia incida sulla stabilità dei sistemi produttivi. Dopo la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, molti avevano sperato in una fase di progressiva normalizzazione dei prezzi. Le nuove tensioni geopolitiche internazionali stanno invece riportando il tema al centro del dibattito economico.

Le stime diffuse dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre indicano che nel 2026 le imprese italiane potrebbero sostenere fino a 10 miliardi di euro in più di costi per energia elettrica e gas, con un incremento complessivo stimato intorno al 13,5 per cento rispetto all’anno precedente.

Si tratta naturalmente di una previsione, legata all’andamento dei mercati energetici e alla durata delle tensioni geopolitiche in corso. Tuttavia il dato è sufficiente a ricordarci quanto l’energia sia diventata uno dei fattori più sensibili per la competitività delle imprese europee.

Non si tratta più di un tema che riguarda soltanto l’industria pesante o i settori energivori. Negli ultimi anni l’aumento dei costi energetici ha mostrato un impatto trasversale su gran parte dell’economia.

Il commercio, la ristorazione, il turismo, i servizi logistici, la distribuzione alimentare, l’artigianato. Tutti comparti che utilizzano energia in modo continuo, spesso con margini economici relativamente ridotti.

In queste condizioni anche variazioni percentuali apparentemente limitate possono avere effetti concreti sulla sostenibilità delle imprese.

Per questo motivo la questione energetica non può essere letta soltanto come un problema tecnico o settoriale. È diventata, a tutti gli effetti, una questione di politica economica e di competitività dei territori.


Il nodo della competitività europea

Negli ultimi anni l’Europa ha avviato un percorso importante verso la transizione energetica e la decarbonizzazione dell’economia. Un processo necessario e inevitabile.

Allo stesso tempo però è emersa con chiarezza una criticità strutturale: il costo dell’energia in Europa resta mediamente più alto rispetto a quello di altre grandi aree economiche, a partire dagli Stati Uniti e da alcune economie asiatiche.

In diversi momenti degli ultimi anni il prezzo dell’energia per le imprese europee è risultato significativamente più alto rispetto a quello registrato negli Stati Uniti, evidenziando una fragilità strutturale per il sistema produttivo europeo.

Questo squilibrio pesa in modo particolare sulle filiere produttive europee e, in modo ancora più evidente, sulle piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura dell’economia italiana.

Per questo motivo negli ultimi anni si è aperto un dibattito sempre più ampio sulla necessità di intervenire su alcuni meccanismi di formazione del prezzo dell’energia, a partire dal rapporto tra prezzo del gas e prezzo dell’energia elettrica.

È un tema complesso, ma decisivo.

La stabilità dei costi energetici è una delle condizioni fondamentali per consentire alle imprese di programmare investimenti, innovazione e sviluppo.


Il possibile impatto sul Trentino

Se lo scenario ipotizzato dalla CGIA dovesse concretizzarsi, anche il Trentino Alto Adige potrebbe registrare un aumento significativo della spesa energetica delle imprese.

Le stime indicano circa 250 milioni di euro di costi aggiuntivi per il sistema produttivo regionale, con una spesa complessiva che potrebbe superare i 2,1 miliardi di euro.

Numeri che pesano.

Il Trentino Alto Adige non è una regione industriale nel senso tradizionale del termine. La sua economia è caratterizzata in larga parte da micro e piccole imprese del terziario, dal commercio al turismo, dai pubblici esercizi ai servizi e all’artigianato.

Sono attività che spesso operano con margini contenuti e che negli ultimi anni hanno già dovuto affrontare una combinazione complessa di fattori: aumento dei costi operativi, inflazione, trasformazione dei consumi, cambiamenti nei modelli commerciali.

In Italia oltre il 90 per cento delle imprese è costituito da piccole e micro attività, che rappresentano l’ossatura dell’economia reale. Realtà che raramente dispongono della stessa capacità delle grandi aziende di proteggersi dalle oscillazioni dei prezzi energetici.

In questo contesto l’energia diventa una variabile particolarmente sensibile.

Pensiamo semplicemente alla ristorazione, alla conservazione alimentare, alle strutture turistiche, alla logistica commerciale. In tutti questi ambiti l’energia rappresenta una componente strutturale dei costi di gestione.

Per una piccola impresa anche un incremento relativamente limitato della bolletta può tradursi in una pressione significativa sui margini.


Energia e territori

Quando si parla di energia si tende spesso a ragionare in termini macroeconomici. Ma gli effetti concreti si manifestano sempre nei territori.

In realtà come il Trentino la vitalità economica dipende in larga parte dalla capacità di tenuta delle piccole imprese diffuse nei centri urbani e nelle comunità locali.

Il commercio di prossimità, i pubblici esercizi, l’artigianato, le botteghe, le attività turistiche sono elementi che contribuiscono alla qualità della vita delle città e delle comunità.

Per questo motivo il tema dei costi energetici deve essere affrontato anche con una visione territoriale.

La competitività di un territorio dipende dalla capacità di garantire condizioni operative sostenibili alle imprese che ne compongono il tessuto economico.


Il ruolo delle politiche territoriali

In questo quadro il Trentino dispone già di alcuni strumenti importanti a sostegno della transizione energetica delle imprese. Negli ultimi anni la Provincia autonoma di Trento ha attivato diversi programmi di incentivo agli investimenti in efficienza energetica, installazione di impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e innovazione tecnologica legata alla riduzione dei consumi.

Si tratta di strumenti che hanno contribuito a sostenere gli investimenti delle imprese nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nella modernizzazione dei processi produttivi.

Alla luce delle nuove tensioni sui mercati energetici internazionali, può essere utile riflettere su un ulteriore rafforzamento di queste politiche. Favorire gli investimenti in efficienza energetica, autoproduzione e innovazione tecnologica significa infatti ridurre nel tempo la vulnerabilità delle imprese alle oscillazioni dei prezzi dell’energia e rafforzare la competitività del sistema economico territoriale.

Investire oggi in efficienza energetica significa ridurre domani l’esposizione delle imprese ai cicli dei mercati energetici.


Una questione di stabilità economica

L’energia è diventata negli ultimi anni uno degli indicatori più evidenti della fragilità degli equilibri economici globali.

Per questo motivo servono politiche che vadano oltre la gestione delle emergenze.

Occorre lavorare su una maggiore stabilità dei mercati energetici, su strumenti che consentano alle imprese di affrontare con maggiore sicurezza le oscillazioni dei prezzi e su un quadro regolatorio che favorisca gli investimenti in efficienza energetica e innovazione. Investimenti che devono essere sostenuti in modo stabile e coerente.

Per il Trentino questo significa anche valorizzare le opportunità legate alla produzione energetica rinnovabile e alla gestione intelligente delle risorse.

Ma significa soprattutto riconoscere che il costo dell’energia è uno dei fattori che determinano la capacità di un territorio di crescere, investire e generare lavoro.

Quando l’energia torna a diventare instabile, l’incertezza entra direttamente nei bilanci delle imprese e nella capacità dei territori di crescere e generare occupazione. Non è soltanto una questione di bollette.

È una questione che investe il futuro stesso dell’economia e la solidità del sistema produttivo.

Negli ultimi anni il tema dell’energia è diventato sempre più centrale nelle politiche economiche europee. Non riguarda soltanto la sicurezza degli approvvigionamenti o la transizione ecologica. Incide direttamente sulla capacità dei sistemi produttivi di restare competitivi in un contesto globale sempre più complesso.

Per questo motivo la stabilità energetica sta diventando una delle condizioni fondamentali per lo sviluppo e la competitività dei territori.

Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino

 

 

 

 

 

 

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