Chiusure domenicali, la questione non è tornare indietro, ma tenere insieme il commercio trentino.
Dopo quindici anni di liberalizzazioni, un punto va chiarito senza ambiguità: il tema delle aperture domenicali non può più essere letto come una contrapposizione ideologica.
Il commercio è cambiato, anche in Trentino, e continua a farlo.
Le liberalizzazioni hanno modificato in profondità la rete distributiva, le abitudini di consumo e l’organizzazione delle imprese. A questo si è aggiunto l’ecommerce, che oggi non è più un fattore esterno, ma una componente strutturale del mercato. Pensare a un semplice ritorno al passato non è realistico.
Questo, però, non significa che tutto abbia funzionato.
I dati e l’esperienza quotidiana degli operatori raccontano una realtà più complessa: consumi ancora deboli, parti di città e di paese che si svuotano, quote di mercato che si spostano dalla rete diffusa verso pochi grandi attori. E una parte crescente della ricchezza prodotta dal commercio che esce dal territorio, perché l’ecommerce è in larga misura concentrato in grandi gruppi multinazionali.
È per questo che oggi la domanda giusta non è se aprire o chiudere la domenica.
La vera questione è come tutelare il pluralismo commerciale, come garantire la convivenza tra forme diverse di commercio senza schiacciare la rete di prossimità.
In Trentino lo vediamo ogni giorno.
Molti imprenditori hanno riorganizzato le proprie attività. L’apertura nei festivi è diventata una scelta imprenditoriale, non un principio da imporre. C’è chi apre perché ne trae beneficio e chi sceglie di non farlo perché non ne sostiene i costi. È una decisione che va rispettata, non giudicata.
Il nodo centrale è creare condizioni di equilibrio.
Senza una rete di negozi di prossimità viva e competitiva, i nostri centri perdono attrattività, servizi e relazioni. Il commercio di vicinato non è solo economia. È presidio sociale, qualità della vita, sicurezza quotidiana.
Difendere il pluralismo commerciale significa difendere il Trentino reale, fatto di comunità, imprese diffuse e territori vissuti tutto l’anno.
Non è una scelta nostalgica. È una responsabilità. Ed è una condizione di sostenibilità.
Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino

