Il futuro del lavoro in Trentino passa anche dall’integrazione qualificata

Mag 13, 2026 | Blog, Confesercenti

Senza persone non cresce il territorio. Il tema dell’integrazione non può più essere affrontato con slogan o ideologie: riguarda direttamente la tenuta economica e sociale del nostro sistema territoriale.

Secondo i dati della Fondazione Leone Moressa, in Trentino Alto Adige i lavoratori stranieri sono oggi circa 50.000, producono 5,8 miliardi di valore aggiunto e incidono per il 10,9% sul PIL territoriale, una quota superiore alla media nazionale. Ma soprattutto, da qui al 2028, quasi un terzo del fabbisogno occupazionale regionale potrebbe essere coperto da lavoratori migranti.

C’è un dato che dovrebbe farci riflettere tutti, al di là delle appartenenze politiche o delle semplificazioni che spesso accompagnano il dibattito pubblico sull’immigrazione: nei prossimi anni una parte crescente del fabbisogno occupazionale del Trentino Alto Adige sarà coperta da lavoratori stranieri.

Non si tratta di una previsione ideologica.

È una dinamica economica e demografica già in corso.

I numeri pubblicati in questi giorni raccontano infatti una realtà molto chiara: il lavoro migrante contribuisce in modo sempre più rilevante alla ricchezza prodotta dal territorio, con una presenza ormai strutturale in agricoltura, turismo, pubblici esercizi, edilizia, logistica, servizi alla persona e manifattura.

È sufficiente guardare ciò che accade ogni giorno nelle nostre imprese.

Molti imprenditori, soprattutto nei settori del commercio, del turismo e dei servizi, fanno sempre più fatica a reperire personale. Lo diciamo da anni ormai. E questo accade mentre il Trentino, come gran parte dell’Italia e dell’Europa, affronta contemporaneamente l’inverno demografico, l’invecchiamento della popolazione, la diminuzione dei giovani disponibili sul mercato del lavoro, la crescente competizione tra territori per attrarre competenze e professionalità.

Per questa ragione credo sia necessario affrontare il tema con maggiore realismo, oltre che con responsabilità.

L’immigrazione non può essere considerata né la soluzione automatica a tutti i problemi, né un argomento da affrontare esclusivamente sul piano emotivo o ideologico.

Serve invece una visione seria, concreta e governata.

Perché integrare non significa semplicemente coprire posti di lavoro vacanti. Significa creare condizioni affinché una persona possa imparare la lingua, acquisire competenze, lavorare regolarmente, vivere con dignità ed entrare davvero nella comunità.

Questo naturalmente non riduce la necessità di investire con forza anche sui giovani trentini, sulla formazione professionale e sulla capacità del territorio di trattenere competenze e nuove generazioni.

E tutto questo richiede politiche pubbliche, formazione, collaborazione tra istituzioni, imprese, scuola, enti bilaterali, categorie economiche e territori.

In questo senso il tema della formazione diventa centrale. Non basta più parlare genericamente di “mancanza di personale”.

Dobbiamo costruire percorsi veri di qualificazione professionale, capaci di accompagnare le trasformazioni del mercato del lavoro e di rispondere ai bisogni concreti delle imprese.

Vale per i giovani italiani. Vale anche per chi arriva dall’estero.

Il Trentino ha sempre avuto una cultura del lavoro forte, seria, responsabile.

Oggi quella cultura deve evolversi senza perdere i propri valori.

Perché il rischio, altrimenti, è duplice: da una parte la carenza cronica di personale, dall’altra la crescita di situazioni di marginalità sociale e lavoro irregolare.

Nessuna delle due strade è sostenibile.

Serve invece un equilibrio nuovo, fondato su regole chiare, legalità, diritti, doveri e responsabilità reciproca.

Il tema dell’integrazione e del lavoro, non riguarda soltanto l’economia.

Riguarda il futuro stesso del territorio.

Un territorio cresce quando riesce ad attrarre energie, competenze e lavoro, generando e ispirando fiducia.

Il Trentino ha le qualità per farlo.

Ha imprese serie, un forte tessuto sociale, una tradizione di autonomia e una capacità organizzativa riconosciuta.

Ora serve la capacità di affrontare questa trasformazione con lucidità, pragmatismo e visione.

Perché senza persone non esiste sviluppo.

E senza un’integrazione vera, non emergenziale ma qualificata, rischiamo di indebolire non solo l’economia, ma il futuro stesso del Trentino.

Mauro Paissan – Presidente Confesercenti del Trentino

Trento, 13 maggio 2026

 

 

 

 

 

 

 

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