Meno imprese autonome, meno territorio.
Il commercio e il turismo italiani stanno cambiando volto. E il Trentino non può permettersi di ignorarlo.
Ci sono numeri che raccontano più di una statistica. Raccontano un cambiamento profondo del Paese.
Negli ultimi sei anni il commercio e il turismo italiani hanno perso oltre 177 mila lavoratori autonomi. Significa, in media, 81 piccoli imprenditori in meno ogni giorno. Un calo del 14,1% in un settore che fino a poco tempo fa era considerato il cuore pulsante dell’economia diffusa italiana.
Parliamo di commercianti, gestori di pubblici esercizi, partite IVA, collaboratori familiari, professionisti. Imprese nate spesso dal sacrificio personale e da un rapporto diretto con il territorio. Attività che, per decenni, hanno rappresentato non soltanto un motore economico, ma anche una componente essenziale della vita sociale delle nostre città.
Il dato più significativo è che questa riduzione avviene mentre l’occupazione complessiva cresce. Cresce il lavoro dipendente, diminuisce quello indipendente. Cambia così il volto stesso del commercio e del turismo italiani.
Nel 2019 un addetto su tre nei due settori era autonomo. Oggi non arriva più a uno su quattro.
È una trasformazione che dovrebbe interrogare tutti. Perché il lavoro autonomo non è soltanto una forma occupazionale. È cultura d’impresa, capacità di iniziativa, presidio del territorio, relazione umana, identità economica delle comunità.
Il settore più colpito
Il settore più colpito è il commercio al dettaglio, che perde oltre 135 mila lavoratori indipendenti in sei anni: un calo del 16,6%. Dietro questi numeri non ci sono soltanto attività che chiudono. Ci sono vie che si svuotano, serrande abbassate, centri urbani che perdono vitalità e attrattività.
A incidere sono molti fattori insieme: pressione fiscale, costi energetici, difficoltà di accesso al credito, aumento delle locazioni commerciali, trasformazione dei consumi, crescita delle piattaforme digitali e squilibri competitivi sempre più evidenti.
Il tema riguarda tutto il Paese. Ma riguarda anche il Trentino.
Il Trentino tiene meglio. Ma deve preoccupare lo stesso.
Il Trentino registra una flessione più contenuta rispetto al resto d’Italia: oltre 2.300 lavoratori autonomi in meno tra il 2019 e il 2025, pari a un calo del 9,1%, a fronte di una media nazionale del 14,1%. Il nostro territorio è quello del Nord Italia che ha tenuto meglio.
Ma il dato resta comunque significativo. E deve farci riflettere proprio perché interessa un territorio tradizionalmente forte, dinamico, caratterizzato da una rete diffusa di piccole e medie imprese.
Quello che il dato racconta, e che riscontriamo nel quotidiano sempre più, è una verità più scomoda: c’è sempre meno propensione, e convenienza, a fare impresa, a mettersi in proprio.
Il Trentino vive di prossimità, di relazioni, di commercio, turismo, pubblici esercizi, servizi. Vive di imprese che ogni giorno tengono aperti centri storici, vallate, paesi.
Quando si riduce il lavoro autonomo non si perde soltanto economia. Si indebolisce un equilibrio sociale e territoriale costruito in decenni.
Cosa serve fare
Per questo serve una riflessione seria, concreta e non ideologica. E servono scelte concrete: sostenibilità del mettersi in proprio, alleggerimento fiscale e burocratico, costi energetici, accesso al credito, ricambio generazionale.
E soprattutto il riconoscimento del valore strategico che il piccolo commercio ha per la qualità della vita delle nostre comunità.
Per troppo tempo il piccolo commercio è stato considerato un settore residuale, quasi destinato inevitabilmente a ridursi. Non è così.
Le imprese diffuse rappresentano ancora oggi uno degli elementi che tengono insieme economia e territorio. Producono occupazione, sicurezza urbana, relazioni sociali, presidio delle comunità.
Ed è proprio nei momenti di trasformazione che questo patrimonio va difeso con maggiore lucidità.
Perché senza lavoro autonomo, senza piccole imprese e senza commercio di prossimità, il rischio non è soltanto economico.
Il rischio è avere città più povere, territori più fragili e comunità meno vive.
Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino
Trento, 11 maggio 2026



