Il tema della sicurezza non sia terreno di scontro politico ma impegno condiviso. Dove c’è degrado le attività chiudono e la città si svuota.
Gli episodi avvenuti nei giorni scorsi al Liber Café sono preoccupanti e riportano alla mente un periodo recente in cui, purtroppo, ci siamo trovati spesso a parlare di sicurezza, per i cittadini, per gli imprenditori e per i loro collaboratori.
A chi ogni giorno alza la serranda non si può chiedere anche di fare il lavoro delle forze dell’ordine o dei servizi sociali. Gli imprenditori e i lavoratori devono poter lavorare in condizioni di sicurezza e serenità. È una condizione minima, non una richiesta straordinaria.
Il tema della sicurezza urbana non riguarda solo l’ordine pubblico, ma la qualità della vita nelle città e la tenuta del tessuto economico. Dove aumenta il degrado, diminuisce la frequentazione delle persone, calano i clienti e le attività economiche si indeboliscono, a volte in modo pesante. È un circolo vizioso che va arginato prima che diventi strutturale. Quando chiudono i negozi e i pubblici esercizi, la città diventa ancora più vuota e meno sicura, perché il commercio, i bar, i ristoranti, le botteghe artigiane e le attività di servizio sono anche presidi sociali e di sicurezza urbana.
Per questo la sicurezza deve diventare una priorità condivisa e costante, non ciclica sull’onda emotiva del momento e non terreno di scontro politico. Servono più presidio del territorio, illuminazione, pulizia, controllo delle aree più delicate, ma anche politiche sociali e di integrazione che evitino che alcune zone diventino luoghi di marginalità e conflitto.
Le città vivono se sono vissute. E per essere vissute devono essere sicure, ordinate, frequentate. La sicurezza non è né di destra né di sinistra, è una condizione essenziale per la vita economica, sociale e civile di un territorio.
Difendere chi lavora e tiene aperti i servizi di una città significa difendere la città stessa.
Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino




