Burocrazia: il costo invisibile che pesa sui più piccoli.

Mag 20, 2026 | Blog, Confesercenti

Ogni ora dedicata a un adempimento è un’ora sottratta al lavoro che genera valore. Per le micro imprese non è più un costo: è un ostacolo alla sopravvivenza

di Mauro Paissan, Presidente Confesercenti del Trentino

Il 75% dei costi burocratici che le micro e piccole imprese italiane sostengono ogni anno non viene affrontato da loro direttamente: viene esternalizzato a consulenti, commercialisti, professionisti. È il dato che emerge dalla ricerca VOCI presentata al Festival dell’Economia di Trento, e contiene in sé una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci con onestà: stiamo davvero semplificando, o stiamo soltanto spostando il costo da una colonna all’altra del bilancio?

Il tema della semplificazione amministrativa non è più soltanto una questione tecnica. È diventato un tema economico, competitivo e, mi spingo a dire, democratico. Economico, perché ogni ora dedicata a un adempimento è un’ora sottratta al lavoro che genera valore. Competitivo, perché il peso burocratico incide sul margine, e il margine è ciò che permette di investire, di assumere, di innovare. Democratico, perché quando la complessità amministrativa diventa una barriera all’ingresso, di fatto seleziona chi può fare impresa e chi no. In un Paese fondato sul lavoro, questo è un problema serio.

I numeri raccontano una realtà netta

La ricerca presentata al Festival dell’Economia 2026 ha il merito di trasformare una percezione diffusa in evidenza misurabile, applicando la metodologia europea dello Standard Cost Model lungo l’intero ciclo di vita dell’impresa. I dati parlano chiaro.

Nella filiera agroalimentare, gli oneri amministrativi che gravano ogni anno sulle micro e piccole imprese ammontano a 2,1 miliardi di euro: in media 3.218 euro per azienda, con picchi fino a 13.688 euro nei casi più complessi e una media di 28 adempimenti annui. Nel turismo e nella ricettività il quadro non è migliore: 826 milioni di euro complessivi, 3.613 euro per impresa, punte oltre i 14.000 euro, 35 adempimenti medi all’anno.

Ma il dato più impressionante è un altro: l’incidenza degli oneri burocratici sul fatturato passa dallo 0,5% per le aziende più grandi al 12,7% per le più piccole. Non è una sproporzione: è un’asimmetria strutturale, che premia chi può internalizzare la complessità e penalizza chi non può farlo.

Perché la burocrazia pesa di più sui piccoli

Le grandi aziende hanno uffici amministrativi interni, personale dedicato, consulenti strutturati, software gestionali integrati. Il piccolo commerciante no. Il titolare di un bar, di una pasticceria, di un negozio alimentare, di un B&B di vallata, di un albergo a conduzione familiare è contemporaneamente imprenditore, responsabile amministrativo, referente fiscale, addetto alla sicurezza, gestore del personale, responsabile degli acquisti e della relazione con il cliente. Svolge tutto questo in territori dove tempo, personale qualificato e marginalità economica già scarseggiano.

Per le micro imprese la burocrazia non è un costo. È una sottrazione continua di tempo al lavoro vero. Aprire e gestire un’attività è come entrare in un labirinto amministrativo, e molte energie giovani rinunciano prima ancora di partire.

Qui si gioca una partita decisiva per il futuro dei nostri territori. Perché dietro ogni saracinesca che non si alza più c’è, sempre più spesso, non un fallimento di mercato ma un’erosione lenta: anni di adempimenti che hanno mangiato la capacità di reggere, di innovare, di passare il testimone.

Digitalizzare non vuol dire semplificare

C’è un equivoco di fondo che va affrontato con franchezza. La digitalizzazione è fondamentale, non torneremo indietro e non vogliamo farlo. Ma digitalizzare non significa automaticamente semplificare. Se moltiplichiamo i portali, le credenziali, le piattaforme che non parlano tra loro, otteniamo l’effetto opposto: trasformiamo la digitalizzazione in una nuova forma di complicazione amministrativa.

Le imprese, oggi, chiedono qualcosa di molto preciso: interoperabilità tra banche dati, applicazione concreta del principio «once only», il dato si fornisce una volta sola, le altre amministrazioni lo recuperano, unificazione dei sistemi di identità digitale, una regia coordinata tra enti centrali, regionali e locali, piattaforme pensate per chi le usa e non per chi le progetta. La ricerca VOCI lo dice con nettezza: nei procedimenti fiscali e previdenziali gli intervistati non contestano l’obbligo in sé, ma la difficoltà di interpretare cosa fare e quando farlo. Nel turismo emerge un’altra criticità: la sproporzione degli obblighi rispetto alla scala dell’attività, con adempimenti pensati per grandi strutture applicati a un affittacamere da sei posti letto.

Il Trentino: piccole imprese, grande funzione sociale

In un territorio come il nostro questo tema assume un peso ancora maggiore. Il tessuto economico trentino è fatto in larghissima parte di micro imprese, attività familiari, commercio di vicinato nei centri storici e nei paesi, pubblici esercizi, turismo diffuso e ricettività di montagna. Non sono «piccole» soltanto in senso statistico: sono presidi territoriali. Sono il negozio di alimentari che tiene aperta la piazza di una frazione di valle, il bar che è anche tabaccheria ed edicola, la macelleria di fiducia, la pasticceria storica, l’albergo familiare che ha cresciuto due generazioni. Quando queste attività chiudono si svuota un pezzo di comunità.

Ogni ora sottratta alla gestione dell’attività per rincorrere adempimenti, ogni euro che esce per consulenze burocratiche, è sottratto all’accoglienza, alla qualità del servizio, alla competitività del nostro territorio e, in ultima analisi , alla tenuta sociale delle nostre vallate.

In un territorio autonomo come il Trentino, il tema della semplificazione dovrebbe interrogarci ancora di più. Perché l’autonomia non è soltanto capacità legislativa: è capacità concreta di semplificare la vita di cittadini e imprese.

Cosa proponiamo: sette priorità operative

Le proposte che, come Confesercenti, portiamo al confronto sono concrete e immediatamente verificabili.

Proporzionalità. Una microimpresa non può essere trattata come una grande struttura industriale. Servono obblighi calibrati sulla dimensione e sulla tipologia reale dell’attività.

Principio «once only» davvero applicato. Il dato si fornisce una volta sola. Basta chiedere quattro volte la stessa cosa a chi già l’ha comunicata a un’altra amministrazione.

Portale unico d’impresa. Un unico ambiente digitale per iscrizioni, SCIA, comunicazioni, scadenze, bandi e contributi, con calendario personalizzato per tipologia di attività.

Interoperabilità tra enti. INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate, Camere di Commercio, Comuni, Aziende sanitarie, Questura, ISTAT devono dialogare tra loro, non scaricare sull’impresa il compito di fare da snodo informativo.

Più fiducia verso chi è in regola. Controlli mirati basati sul rischio, su chi presenta anomalie reali,  non un peso uniforme che colpisce soprattutto chi le regole le rispetta.

Assistenza e accompagnamento. Tutorial, micro-video, sportelli reali. La Pubblica Amministrazione deve accompagnare chi fa impresa, non trasformarlo in compilatore di moduli.

Stabilità normativa. L’aggiornamento continuo è uno dei costi nascosti più pesanti. Servono norme chiare, tempi di applicazione ragionevoli, regimi transitori realistici.

Una sfida di civiltà economica

La semplificazione non può più essere una promessa astratta o una formula che ricorre nei programmi elettorali. Deve diventare una priorità strategica per la competitività e la crescita economica del Paese, esattamente come lo sono le strade, la banda larga, l’energia. Il rischio, altrimenti, è che la burocrazia continui a essere un costo invisibile che lentamente riduce competitività, scoraggia gli investimenti, allontana le nuove generazioni dall’idea di mettersi in proprio, e rende sempre più difficile fare impresa nei territori.

Per il Trentino, e per l’Italia delle piccole imprese, dei centri storici, delle vallate, delle attività familiari, questa non è una sfida tecnico amministrativa. È una sfida di civiltà economica.

E come tutte le sfide di civiltà, non si vince con un decreto: si vince con una decisione politica continuativa, con una visione condivisa tra istituzioni e rappresentanze, con la disponibilità a misurare i risultati e a correggere ciò che non funziona.

Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino
Trento, 20 maggio 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

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