Rigenerazione urbana del commercio, il Trentino può essere un esempio per il Paese.

Mag 19, 2026 | Blog, Confesercenti

Rigenerazione urbana del commercio: il Trentino può essere un esempio per il Paese.

di Mauro Paissan, Presidente Confesercenti del Trentino

La proposta di legge di iniziativa popolare depositata in Cassazione da Confesercenti Nazionale sulla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità arriva in un momento decisivo anche per il Trentino.
Perché ciò che il testo descrive a livello nazionale, qui è già realtà quotidiana: centri storici sotto pressione, piccoli negozi che chiudono, servizi che si rarefanno nelle valli e quartieri che rischiano lentamente di perdere identità e funzione sociale.
La rarefazione commerciale di cui parla il testo di Confesercenti qui ha un volto e una geografia precisi. Ha il volto dell’ultimo alimentare che chiude in una frazione di valle, e con lui se ne va non solo un negozio, ma un presidio sociale: il punto in cui l’anziano senza patente compra il pane, il luogo dove si lascia un messaggio per il vicino, il primo terminale informale di protezione civile quando arriva una nevicata fuori stagione. Ha il volto delle vetrine spente che aumentano nelle vie di Trento e Rovereto. E ha il volto, più sottile ma altrettanto preoccupante, della monocoltura turistica che in alcune nostre località rischia di sostituire il commercio di servizio al residente con un’offerta calibrata esclusivamente sul flusso stagionale, lasciando interi quartieri privi di vita nei mesi di spalla.

Sono fenomeni diversi, ma con una radice comune: tenere aperta un’attività di vicinato è diventato, in troppi contesti, economicamente insostenibile. E quando un esercizio chiude, raramente riapre. La perdita è strutturale, non congiunturale. E quando un quartiere perde commercio di prossimità, raramente perde soltanto attività economiche. Perde presidio sociale, relazioni, illuminazione urbana, sicurezza percepita e qualità della vita quotidiana. Per tutti. È anche così che inizia, lentamente, il processo di svuotamento civile di una comunità.

Perché la proposta nazionale parla al Trentino

I tre pilastri del testo nazionale, le Zone Economiche Speciali di Prossimità, il Fondo dedicato, l’Osservatorio presso il Ministero, sono pensate per un’Italia in cui lo Stato centrale deve aprire una corsia per i territori. In Trentino quella corsia, in larga parte, già esiste: la nostra Provincia autonoma ha competenza primaria in materia di commercio e dispone di leve fiscali, urbanistiche e di programmazione che altrove sono frammentate o assenti.

Questo non rende la proposta nazionale meno rilevante per noi. La rende, semmai, un’occasione. Un’occasione per fare quello che il Trentino ha sempre saputo fare meglio quando ha funzionato: anticipare, sperimentare, mostrare al resto del Paese che una strada è praticabile.

Una proposta di lavoro comune

Per questo, come Confesercenti del Trentino, vogliamo aprire un confronto costruttivo con la Giunta provinciale, con il Consiglio e con il sistema delle autonomie locali su tre direzioni di lavoro.

La prima riguarda la possibilità di declinare le ZESpro anche in chiave provinciale. L’obiettivo potrebbe essere quello di individuare, d’intesa con Comuni e Comunità di valle, alcune aree pilota in cui sperimentare un pacchetto integrato di misure: alleggerimento fiscale locale, semplificazione amministrativa, sostegno ai canoni commerciali, incentivi al ricambio generazionale e al subentro nelle attività a rischio chiusura.
Il modello potrebbe partire da contesti diversi e tra loro complementari: una valle periferica in cui la priorità è il presidio dei servizi essenziali, un centro storico urbano in cui la sfida è il riequilibrio tra residenzialità, commercio e ricettività, una località a forte vocazione turistica in cui occorre proteggere il tessuto commerciale di servizio al residente dalla pressione delle dinamiche stagionali.

La seconda direzione riguarda la lettura dei dati. Senza un osservatorio provinciale sul commercio di prossimità, che incroci dinamiche demografiche, indici di copertura dei servizi, mappatura delle chiusure e dei subentri, monitoraggio degli affitti commerciali, qualunque politica rischia di muoversi al buio. È una struttura di monitoraggio che si può costruire valorizzando ciò che già esiste, dall’ISPAT alla Camera di commercio, e che restituirebbe alla decisione pubblica una base solida.

La terza direzione è la più delicata e riguarda il rapporto tra commercio di prossimità e modello turistico. Il Trentino non può permettersi di scegliere tra i due: né di sacrificare il commercio di servizio al residente sull’altare del flusso turistico, né di rinunciare al turismo come motore economico. Serve, invece, un disegno che riconosca la complementarità tra le due funzioni e che protegga, nelle località a maggiore pressione, lo spazio del negozio di vicinato come bene comune.

Una scelta di campo

La nostra proposta, alla fine, chiede ai cittadini una cosa semplice: riconoscere che tenere aperta una saracinesca, in un quartiere o in una frazione, è un atto di interesse pubblico. In Trentino questa idea ha radici profonde, e non da oggi: è la cultura che ha tenuto in vita le valli quando la geografia avrebbe consigliato l’abbandono, è il principio cooperativo che ha fatto della prossimità un valore prima ancora che una funzione economica.

Raccoglieremo le firme per la proposta di legge nazionale e lo faremo con convinzione. Ma il messaggio che vogliamo lanciare è che il Trentino può fare la propria parte senza attendere Roma. Le competenze ci sono, gli strumenti pure, la consapevolezza del problema è diffusa e trasversale agli schieramenti. Manca soltanto la decisione di mettere mano, in modo organico, a una politica di rigenerazione del commercio di prossimità che riconosca, finalmente, ai nostri esercenti il ruolo che svolgono da sempre: custodi silenziosi della qualità della vita delle nostre comunità.

Confesercenti del Trentino è pronta a questa sfida. Con idee, con proposte tecniche puntuali. E con la convinzione che, su questo terreno, la collaborazione tra rappresentanza delle imprese e istituzioni provinciali possa produrre risultati di cui il Trentino, e l’Italia che ci guarda, potranno essere orgogliosi.

Le saracinesche che restano aperte non tengono viva soltanto un’attività economica. Tengono vivo il Trentino”.

Mauro Paissan
Presidente Confesercenti del Trentino
Trento, 19 maggio 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

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